vigna

Il vino è un dono di Dioniso. La vigna rigogliosa che lo produce ha bisogno di essere curata, guidata nella crescita, potata, amata. Il vino non può essere consumato senza precauzioni, solo Dioniso lo beve puro e naturale, senza rischio. Ma gli uomini devono sottostare ad un insieme di regole che definiscono il buon uso del vino, un insieme di pratiche dettate dal dio. Dioniso, ultimo arrivato nell’Olimpo degli Dei, è molto amato dai mortali, presente nel loro vivere quotidiano, sui lati dei crateri, sul fondo delle coppe, ovunque ci sia un’immagine che evochi il cosmos (corteo di bevitori) o il symposion. Così Euripide, nelle Baccanti, tesse l’elogio del vino e di Dioniso…

Il Cilento, soprattutto nella zona costiera, conserva le vestigia di due importanti città della Magna Grecia, Elea e Paestum e, in qualche misura si sente un po’ figlio della tradizione ellenica anche in riferimento al vino oltre che alle teorie legate alla Dieta Mediterranea. La vite e l’ulivo sono, insieme al fico bianco del Cilento, le colture principali di questo territorio e negli ultimi anni è cresciuto in maniera esponenziale il numero di giovani viticoltori che stanno dando nuova linfa e impulso alle attività agricole ed imprenditoriali del nostro territorio.

Data l’estensione del territorio cilentano abbiamo varie tipologie di terreni che danno origine a una variegata offerta di vini, espressione di metodologie e complessità produttive. Il terroir però, in senso figurato, può essere inteso, come “terra, paese natale” e ricollegarsi dunque al patrimonio di risorse, tradizioni, tipicità, identità, memoria e alle configurazioni paesaggistiche che esso racchiude.

In Cilento abbiamo soprattutto due vitigni che vanno per la maggiore e sono l’Aglianico e il Fiano. Questo non vuol dire che non ci siano altri vitigni sul nostro territorio ma, in linea di massima, si tratta di uve da taglio e comunque molto limitate come diffusione. Nel passato la zona di elezione per quanto riguarda la produzione di vini di un certo livello è stata la zona di Castel San Lorenzo. Qui è sorta negli anni ’70 una cantina sociale che riforniva tutto il territorio e aveva anche una richiesta considerevole oltre i confini territoriali. Si trattava, in questo caso, di vitigni alloctoni (Barbera e Moscato soprattutto) con una scarsa, quindi, identità territoriale.

Nel corso degli anni si è sviluppato un interesse specifico verso alcune produzioni più vicine al territorio campano come, appunto, l’Aglianico e il Fiano ed è cominciata l’ascesa in un settore nuovo per l’imprenditoria cilentana che ha determinato e attirato l’attenzione del mercato del vino nel comprensorio a sud della provincia di Salerno.

Un discorso a parte merita l’Aglianicone, progenitore dell’Aglianico e principale vitigno autoctono del Cilento. Un manipolo di produttori hanno lanciato questo progetto un po’ di anni fa e, oggi, sono una splendida realtà di questo territorio con un prodotto unico, esclusivo e molto apprezzato dagli esperti e dai consumatori.   

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