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La triade su cui sono imperniati i fondamenti della Dieta Mediterranea è composta da tre elementi: grano, vino e olio. Il frumento è sempre stato simbolo dell’abbondanza e lo testimonia il fatto che ancora adesso nel gergo popolare il termine grano-grana è considerato sinonimo di denaro: il peso medio di un suo chicco fu addirittura la base per misure, come il grano dei farmacisti e dei commercianti di pietre preziose.
Grano si chiamava una moneta di argento e di rame fatta coniare da Ferdinando d’Aragona nel regno delle Due Sicilie, che equivaleva idealmente alla seicentesima parte di un’oncia d’oro. E se il grano è denaro, dove si poteva riporre se non in un carosello ( piccolo caruso, termine della lingua napoletana, che sta ad indicare un salvadanaio di creta, a forma di testa, ed anche a forma di grano con il germoglio apicale ).
Analogamente al seminatore che sparge e affida il seme-grano al buio della terra, in attesa del miracolo della germinazione, l’uomo avveduto del passato affidava il grano-moneta al ventre rotondo del carosiello, fatto di creta in guisa beneaugurante del chicco del cereale, mettendo da parte un seme per il futuro…
E’ utile, a tale proposito, ricordare la naturale morfologia del chicco di grano. Le tre parti fondamentali sono la crusca,(circa il 14% del peso),l’endosperma(85% del peso) e il germe (1% del peso).
La prima parte è costituita principalmente da cellulosa e da una parte minima di vitamine. La seconda parte è la più importante dal punto di vista alimentare, perché contiene proteine, carboidrati, ( amidi), minerali, vitamine ed enzimi.
La terza parte  è costituita da grassi molto importanti e vitamina E (olio di germe di grano).
Le sostanze azotate provvedono alla formazione di nuovi tessuti e a mantenere la proporzione dei materiali che costituiscono il nostro corpo. L’amido, la destrina e gli zuccheri subiscono, nel nostro organismo, delle ossidazioni, che danno luogo ad acido carbonico ed acqua con produzione di calore e di energia.
Le vitamine del gruppo B provvedono alla totale combustione degli  amidi, impedendo l’accumulo di rifiuti e favorendo il processo digestivo.
Per quanto sopra esposto, quindi, sarebbe auspicabile il consumo del cereale integrale, in chicchi, e, per gli stessi motivi, l’utilizzo della farina integrale nella preparazione dei suoi derivati.
Se vogliamo dare al pane il ruolo di alimento sostanziale dell’uomo, questo deve essere integrale. Nella farina integrale è presente una giusta combinazione di proteine, grassi, carboidrati ed oligoelementi, quali ferro, zinco, rame, manganese, molibdeno, nichel e magnesio, quest’ultimo utilissimo nel mantenimento dell’armonia biologica dell’organismo umano.
Inoltre, nella farina integrale esiste un complesso di acido ascorbico naturale, la provitamina C, che è così stabile da resistere ad alte temperature, in modo che, anche dopo la cottura al forno, rimane vivo e immutato nella parte interna del pane. Occorre notare che anche la fermentazione naturale della pasta crea un importante incremento del complesso vitaminico B. Il pane integrale, oltre ad avere un bell’aspetto, un buon aroma e profumo e un ottimo sapore, è quindi più nutriente.

Il Grano